Dopo una delle consuete lunghe pause dovute a mancanza di tempo, inventiva e voglia, riferire del mio primo campeggio è forse il modo migliore per rompere il silenzio, perché si è trattato di un'esperienza singolare e molto positiva: sei giorni passati dormendo su un tappetino, facendo docce fredde e, soprattutto, quasi senza cellulare, accesso per poco più di un'ora al giorno.
Campeggiare, in effetti, è un'esperienza che fa scontrare con i propri limiti. Significa rinunciare allo stile di vita cittadino, e anche se quello estivo è già più irregolare, non è paragonabile a quello del campeggio dove a dire il vero è difficile parlare di "stile di vita". Significa rinunciare in misura consistente alla riservatezza e alla discrezione, non solo coi compagni di tenda ma con gli altri campeggiatori, e soprattutto costringe ad essere più duttili e indulgenti con gli altri, per evitare inutili contrasti che avvelenerebbero la vacanza. Fin qui sembrerebbe che il campeggio sia indicato soprattutto per masochisti, ma direi che al contrario proprio per l'assenza di regole e riferimenti fa sentire più liberi: la giornata scorre più lentamente, senza l'ossessione di "fare". Ci si sveglia quando non si resiste più ai raggi del sole, e non c'è bisogno di prendere un caffè doppio per sostenersi. Ci si può vestire come si preferisce, senza badare troppo a che magliette e pantaloni siano stirati, perché non lo sono, e ben presto nemmeno perfettamente puliti, perché non lo saranno. Tanto, nemmeno i vicini si presentano come dei lord inglesi, e difficilmente ci si mette ad esaminare le mises altrui.
Il campeggio poi è interessante anche perché s'incontra varia umanità: famigliole con pargoli appresso, che viaggiano in camper; motociclisti venuti fin dalla Valpadana; studenti universitari più o meno in libera uscita come eravamo noi, anche se a rigore eravamo tutti già laureati (due da una settimana...); sportivi o sedicenti tali che mostrano di non sdegnare la vita spartana; tascioni locali che prolungano la gita fuori porta, e molto altro ancora. D'altra parte, la velocità con cui i vicini arrivano e partono fa sì che la gente incontrata nel giro di pochi giorni sia davvero tanta.
Ogni rosa ha le sue spine, naturalmente, e così si impara che prima di montare la tenda è meglio liberare il terreno da sassi e pigne, che quando si monta il fornelletto a gas la carica di propano va trattata con cura, che per fare la pasta si perde quasi un'ora... ma ne vale la pena. Insomma, viva il campeggio!
Se poi si conta che l'ho fatto dalle parti di Pachino, dove mare e natura sono stupendi, è ancora meglio. Ma preferisco rimandare ad un'altra occasione lo spot - non pagato - per le aziende provinciali del turismo di Siracusa e Ragusa.